Visita il sito del parco dei Lagoni: www.parchilagomaggiore.it/

CONSIGLIO DIRETTIVO
.
Consiglio Direttivo Ente Parco di Mercurago

- ROMERIO BONAZZI Roberto
- CARRARO Roberto
- BERTONE Claudio



CARTINA
-





I LAGONI DI MERCURAGO di Carla Barbassa
-

Il territorio denominato Lagoni occupa un terrazzo morenico la cui formazione viene fatta risalire dagli studiosi all'era quaternaria e più specificatamente al suo primo periodo, il pleistocene, la cui durata è stata quantificata in circa due milioni di anni. I Lagoni, oltre alla suggestiva bellezza ambientale, costituiscono un'area archeologica di grande interesse rappresentando un campo di indagine di primaria importanza per lo studio approfondito della preistoria piemontese. I confini del suddetto territorio sono delimitati dagli abitati di Oleggio Castello, Mercurago, Dormelletto e Comignago. Nel decennio successivo al 1970 una lunga serie di avvenimenti focalizzò progressivamente il particolare interesse rappresentato da questo territorio, determinando la promulgazione della Legge Regionale 16.05.1980 n.47 istitutiva del "Parco Naturale dei Lagoni di Mercurago" situato nella Provincia di Novara in prossimità di Arona. L'estensione del Parco raggiunge i 470 ettari, la quota media i 280 metri. Il territorio è armoniosamente ondulato - localmente le sommità arrotondate vengono chiamate "notti". Si individuano all'interno della Sua superficie varie zone umide, che vanno progressivamente interrandosi, e zone a torbiera ricche della vegetazione palustre caratteristica di questi ambienti. La legge regionale 16/80 n. 47 indica all'articolo 3 le finalità dell'istituzione del Parco Naturale dei Lagoni di Mercurago, che si possono così sintetizzare:
1- Protezione dei caratteri naturali, ambientali, archeologici del Parco e sua organizzazione al fine di incrementare interessi culturali, scientifici, didattici e ricreativi.
2- Tutela del patrimonio floristico e faunistico esistente e miglioramento delle sue condizioni di vita con particolare attenzione alla difesa da fattori inquinanti.
3- Salvaguardia dell'Impresa agricola-zootecnica; regolamentazione del taglio delle aree boschive per favorirne la riqualificazione. Risulta evidente che le finalità espresse assumono caratteri marcatamente culturali, fra cui sicuramente spicca quello archeologico. Tale aspetto coinvolse in prima persona il professor Bartolomeo Gastaldi, esperto in etnologia paletuologica, scienza che, attraverso lo studio degli infissi nel terreno, indaga le popolazioni e le civiltà romane preistoriche. Si devono a lui, intorno alla metà del 1800, l'elaborazione dell'immagine di Mercurago come prima stazione palafitticola del Piemonte e la raccolta di una piccola collezione di oggetti, attualmente conservata a Torino nel Museo Archeologico, venuti alla luce nel corso dei processi di estrazione della Torba. Soprattutto si deve al Gastaldi l'idea di ricavare calchi in gesso delle impronte di tre ruote e due piroghe in legno rinvenute nelle torbiere: i mezzi di restauro noti all'epoca non permisero di salvaguardarne l'íntegrità per la disidratazione e conseguente sbriciolamento che tali reperti subirono poco dopo la loro scoperta. Sono disponibili tuttavia disegni tratti dai calchi originari sia delle tre ruote che delle veloci piroghe rinvenute: tali reperti vengono fatti risalire ad un periodo compreso fra il 18° e 13° a.C.
Per approfondimenti si segnala la documentazione relativa alla situazione archeologica della zona realizzata dall'Assessorato ai Parchi Naturali della Provincia di Novara e dall'Associazione "Arona Nostra".
Attraverso la consultazione di questi documenti e grazie al rinvenimento di moltissimi oggetti appartenuti alle popolazioni insediate, è possibile ipotizzare come nel territorio cui ci interessiamo si svolgesse la vita a quell'epoca (II° mil.a.C.). La stazione palefitticola esistente nello stagno più grande fu oggetto, sempre da parte del Prof. Gastaldi, di studi accurati.
Nelle "memorie dell'accademia di scienze di Torino e negli atti dell'Accademia dei Lincei", tale stazione è stata classificata come una delle più interessanti a livello nazionale. Dallo studio dei reperti gli studiosi ritengono che la disposizione delle palafitte di Mercurago appartenga al tipo "a bonifica". Le popolazioni preistoriche insediate nella zona vivevano quindi su un terreno ottenuto all'interno di uno specchio d'acqua sopraelevato per l'accumulo di materiale trattenuti da pali: nella parte emergente venivano sistemate le capanne abitative.
Il clima gode di una escursione termica non molto elevata risultando favorevolmente influenzata dall'azione termoregolatrice del Lago Maggiore. La piovosità (media annua 1600 mm.) è distrbuita in modo abbastanza uniforme nelle tre stagioni di vita vegetativa: diminuisce sensibilmente in inverno dove prevale la presenza del fohn, vento caldo e secco proveniente dall'Europa continentale. L'elevata piovosità favorisce la vegetazione palustre ed acquatica nella zona pianeggiante tra Oleggio Castello e Cascina Torbetta con prevalenza della prima sulla seconda. Interessante la flora di queste zone umide: si segnala la presenza di alcune specie di particolare attenzione floristica, classificate "rare" pressocchè scomparse su tutto il territorio italiano. Vengono elencate come presenti nel Parco:
Drosera intermedia: piccola pianta carnivora
Lyuchospora alba: presente in tutto il territorio del parco mentre è scomparsa da altre stazioni che in passato ne avevano segnalato la presenza.
Ludwigia palustris: presente solo con pochissimi individui nel lagone grande
Utricularia vulgaris eminor-piante carnivore. La prima presente in quasi tutti gli stagni produce una fioritura spettacolare di colore giallo-arancio. Le sue foglie sono munite di vescichette che fungono da organi di galleggiamento e da trappola per la cattura di piccoli animali. Poco diffusa nel parco la seconda.
Si ricorda che oltre alle succitate specie, nell'ambito degli stagni del parco, si riscontrano ricchi popolamenti di nymphea alba che con la utricularia vulgaris, il Potamogeton nataus ed il laricetum elatae risultano i più diffusi negli stagni.
Si fanno solamente dei cenni sull'assetto dei boschi del Parco costituiti per lo più da essenze legnose tra le quali si citano: QUERCETI - CASTAGNETI - ROBINIETI - BETULETI. In tempi abbastanza recenti sono stati realizzati impianti di conifere a rapida crescita con una prevalenza assoluta di pino strobus dopo che il larice giapponese ad esso frammisto fu quasi totalmente abbattuto per scarsa produttività. L'impianto di conifere soprattutto quelle messe a dimora in terreni a forte pendenza, ha permesso che non si verificassero fenomeni di erosione e di rusciellamento in quanto la parte aerea dell'albero elimina l'azione battente della pioggia, mentre attraverso l'intrigo radicale la pianta viene ancorata al terreno che a sua volta si consolida; insieme poi assorbono gran parte della pioggia caduta al suolo.
Appare invece più difficoltosa la difesa dal fuoco che trova un substrato ideale per la sua propagazione. Tuttavia l'azione di stretto controllo esercitata dalle guardie del Parco e le piste taglia fuoco, purchè ben curate, rappresentano contromisure adeguate per creare indispensabili barriere al propagarsi di incendi devastanti. Relativamente ai terreni agricoli si quantifica in 103 ettari la loro estensione di cui il 95% rappresentata da prati-pascoli e prati stabili: la parte rimanente viene coltivata a seminativo, vigneti e frutteti. Per quanto riguarda la fauna il Parco è oggetto di continue ricerche.
Il lavoro, commissionato dalla Regione Piemonte, si svolge mediante avvistamenti, catture, segnalazioni della popolazione locale, e dell'analisi accurata di tracce. Anche l'Associazione "Arona Nostra" ha contribulto a rendere più ricca e organica la trattazione dell'argomento. La fauna del parco, quella che maggiormente può interessare i non specialisti, si può suddividere in MAMMALOFAUNA: vi si ascrive - volpe - lepre - donnola - scoiattolo, topo, talpa, riccio, toporagno.
Le osservazioni effettuate dai guardia parco confermano anche la presenza di altre specie: faina, ghiro, moscardino, arvicola, puzzola e tasso.
AVIFAUNA: sono state individuate 109 specie presenti nel territorio del Parco fra cui alcune di maggior richiamo se pur non molto diffuse, fra esse si citano: cormorano, airone cinerino, germano reale, poiana, fagiano, beccaccia, tortora, civetta. Sono invece molto più numericamente presenti le seguenti specie: scricciolo, pettirosso, usignolo, merlo, capinera, luì, regolo, codibugnolo, cincia, cinciallegra, passera d'italia, picchio e fringuello.
ITTIOFAUNA: l'istituto idrobiologico di Pallanza nell'analizzare campioni di acqua dei Lagoni ha riscontrato la sua netta acidità (PH 4,7).
PESCI: nel Lagone attraverso introduzioni artificiali sono presenti le seguenti specie: carpa, tinca, scardola, persico-trota, anguilla, pesce-gatto. Le dimensioni maggiori vengono raggiunte dalla carpa che come l'anguilla e la tinca pare non si riproducono in loco.
ANFIBI: si conferma la presenza di rana, rospo, salamandra, tritone.
RETTILI: vipera, natrice, biacco, ramarro, lucertola.
Sono stati presi in considerazione gli aspetti più rilevanti dei Lagoni tralasciando quegli approfondimenti che un argomento così interessante avrebbe richiesto. Da ultimo tuttavia non pare fuor di luogo dare un particolare risalto ad una attività piuttosto singolare ed altrettanto affascinante che da un secolo ha trovato il suo luogo ideale nei Lagoni: l'allevamento dei cavalli da corsa. Federico Tesio, apprezzato non solo in Italia ma in tutti gli ambienti internazionali per la insuperabile cultura a livello di anatomia, fisiologia genetica, psicologia dei cavalli da corsa, iniziò l'allevamento di puro sangue inglesi proprio ai Lagoni nel 1896, ottenendo risultati così prestigiosi da meritare di essere definito "mago di Dormello". Dopo aver vinto le gare più importanti negli ippodromi di tutta Europa, nel 1932 il grande Tesio si associò a Incisa della Rocchetta ed è a questa data che si fa risalire la nascita della razza "Dormello-Olgiata". Le qualità che caratterizzavano i suoi celebri cavalli quali: Tenerani, Nearco, Botticelli, Donatello fino all'insuperabile Ribot e le vittorie ottenute nelle gare più prestigiose costituiscono la pagina più bella dell'ippica italiana. Da alcuni anni le bellissime scuderie, passate ad altri proprietari ospitano fattrici della razza nord-ovest che con i loro puledri vivono all'aperto nei prati-pascoli per un numero di ore differenziato secondo le stagioni. Solo questi splendidi cavalli potevano aggiungere qualche cosa di più ad un luogo che nonostante la vita di oggi è rimasto intatto nel suo messaggio di bellezza e suggestione: così Federico Tesio grande uomo di sport, viene associato nella memoria ai Lagoni. Come peraltro un illustre pittore, vissuto a Oleggio Castello, che nella sua sensibilità di artista trasse dai Lagoni ispirazione per i suoi quadri più belli che rappresentano per molti appassionati di pittura, veicolo di profonde emozioni. Si tratta di Gigi Comolli, cui la popolazione volle gli fosse intitolata la Piazza principale del paese.



REGOLAMENTO DEL PARCO
-

Rispetta le regole del Parco.

Clicca sul pulsante ZOOM per conoscere i divieti vigenti all'interno del Parco.



I LAGONI IN BICICLETTA

Questi cartelli indicatori vi guideranno attraverso il Parco lungo l'itinerario attrezato. Si può partire dalla Sede/Centro Visite, affrontando una salita un po' faticosa di circa 300 metri, oppure dalla zona residenziale denominata "Ranch 67" a Oleggio Castello, per arrivare in entrambi i casi all'imbocco del sentiero "Stra' Canevra" (n. 13). L'ingresso da Oleggio Castello permette di apprezzare fin da subito i tratti caratteristici del bosco misto (querce, betulle, castagni, pini silvestri) originario del Parco dei Lagoni.
"Stra' Canevra" fiancheggia la dorsale morenica che comprende il "Motto Lagone", modesta altura (m. 330 ca.), luogo di ritrovamento della omonima necropoli, risalente al Vl-V secolo a.C. (cultura di Golasecca).
Imboccando poi "Stra' di Sell" si arriva, a circa 2,5 km dall'inizio del percorso, al Lagone, cuore naturalistico del Parco e sede di antichissimi insediamenti (stazione palafitticola dell'età del Bronzo, databile al XVIII-XIII secolo a.C.). È consigliabile qui una sosta presso la bacheca che illustra, seppure sommariamente, le caratteristiche più importanti di questa preziosa zona umida. Un buon binocolo permetterà, in assenza di disturbo, di osservare alcuni ospiti alati del Parco: aironi, anatre, svassi, rallidi. Riprendendo l'itinerario lungo "Stra' d'la Buscarola", si fiancheggia per circa un chilometro il prato-pascolo della "Turbera", luogo di allenamento dei cavalli purosangue, allevati qui sulla base di una centenaria tradizione.
La leggera salita che porta ad incrociare "Stra' nova dal Pinin" richiede, per i più, "bici alla mano" nell'ultimo tratto. Seguono, a destra una "balsamica" pineta artificiale (Pinus strobus), a sinistra il bosco misto con prevalenza di castagni: un interessante confronto per il naturalista attento. Girando a sinistra al primo incrocio e poi a destra, si scende verso i prati e le scuderie del Montaccio, altra stazione di allevamento dei cavalli da corsa. Avremo percorso a questo punto circa 5 chilometri. Un breve tratto al confine del Parco e poi è salita, per circa 300 metri. L'altra metà dell'itinerario si svolge nella prima parte lungo "Stra' dal Muntasc", percorrendo la quale si possono osservare i diversi tipi forestali caratteristici del Parco. Dopo aver incrociato la via privata "Camotto" si passa tra due piccole alture, quella a destra sede di una vecchia postazione di vedetta militare. Superato infine l'incrocio con la "Stra' di Lagon", che sale dal Comune di Dormelletto, si scende nuovamente al Lagone, per intraprendere, lungo gli stessi sentieri, la via del ritorno.